Racconti Balsamici
di Autori Vari

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UNA FANTASTICA SERATA

di Alessandro Greggia

 

 

 

Porca miseria, è tardissimo!

Mialzocorroinbagnofacciotuttoquellochedevofarecercoiboxerpulitidovehomessoicalzinichehocompratoieri?fuoric’èfreddookmaglionemettoilcappottoesco.

Esco?

E dove vado?

Rientro, e mi rendo conto che non devo andare da nessuna parte. Ieri è scaduto il contratto. Flessibilità la chiamano, mobilità… Infatti mi hanno fatto muovere parecchio in fretta, non ho fatto manco in tempo a prendere tutta la mia roba…

La mia foto con Del Piero! L’ho lasciata sulla scrivania… figurati, adesso ci sarà uno col poster di Totti attaccato dietro la schiena. Qui a Roma è un must, come Padre Pio sui camion.

Vabbè, comunque sia, devo trovarmi al più presto un altro lavoro, non è che abbia messo da parte chissà quanto. Giusto quanto basta per campare durante la ricerca di un nuovo lavoro. Ad occhio e croce, dai 10 ai 15 giorni.

 

Vado alla “Lavoro Ora!”, agenzia interinale che già altre volte mi aveva salvato. Però sono passati quattro anni, speriamo bene.

Entro e mi siedo in sala d’aspetto, accogliente come un frigorifero industriale dismesso. Guardo tra le offerte di lavoro: non sono un tornitore specializzato, né un banconista da macelleria, neppure un battilastra. Sarà troppo tardi per imparare? Il sorriso di Sabrina - lo leggo sulla targhetta (il nome, non il sorriso) - mi chiama, è il mio turno.

Buongiorno, lei è?”

Loris Silingardi.”

Loris? Desueto…”

Dal desueto capisco che probabilmente Sabrina è una laureata in lettere o comunque materie umanistiche, condannata alla precarietà come me. Oppure l’ha sentito la sera prima a Porta a porta.

Sono di Modena, da noi è abbastanza comune. Oddio, negli ultimi anni neanche tanto…”

Vediamo se lei è nella nostra banca dati. Mi scusi, oggi il computer è un po’ lento… Sì, eccola qua. Ah, ma lei è dottore in giurisprudenza, 34 anni…”

Quale delle due cose è più preoccupante?”

No, per carità, nessuna delle due… solo che lei è un po’… come dire… difficile da piazzare.”

Ma io mi adatto, ho appena terminato un contratto di un anno come segretario della Associazione Piccoli Imprenditori di Tor Pagnotta.”

Certo, certo… Adesso però è un momento in cui siamo alla ricerca di lavoratori particolari. Insomma, o molto generici da formare, tipo ragazzi che vadano a lavorare negli Autogrill o in magazzini di stoccaggio, oppure molto specializzati, tipo tornitori, banconisti…”

“…battilastra, verniciatori… Lo so. Impiegati, segretari, consulenti, niente del genere? Voglio dire, posso anche andare a lavorare in un magazzino qualsiasi, ma prima vorrei fare almeno un tentativo.”

Facciamo così: io adesso la inserisco tra i disponibili, e vediamo se esce qualcosa. Però ci vorrà del tempo, la avviso.”

Quanto?”

Potrebbe uscire qualcosa tra una settimana come tra un mese, non le so dire”.

Vabbè, la chiamerò nei prossimi giorni, se non muoio di fame prima. Solo una curiosità: cos'è un battilastra?”

Non ne ho la più pallida idea.”

Il sorriso di Sabrina mentre esco mi consola per qualche secondo, dopodichè mi ritrovo solo nella mia disperazione. Suona il cellulare, è Marco. Almeno una voce amica.

Ciao Lo’, come va?”

Ciao, Ma’.”

Stando qui ho imparato anch’io ad utilizzare queste abbreviazioni. A volte sembra d’essere a Pechino.

Che fai stasera?”

Non lo so, sono qui che non so dove sbattere la testa per il lavoro.”

Perché, c’hai molto da fa’?”

No, proprio perché non ho niente da fare. Il contratto mi è scaduto, sono a spasso.”

Cazzo, ma dillo prima! Lo sai che, se vuoi, da noi un posto c’è sempre!”

No, Marco, grazie. Lo sai che, da quando io e tua sorella ci siamo lasciati, non riesco più a starle vicino. no. E lì non ci sono santi, è un ufficio solo.”

Vabbè, ho capito. Ma tu vuoi restare a Roma?”

Se ci sono rimasto anche dopo il disastro…”

E che sarà mai! Le storie vanno, vengono…”

Ti devo ricordare che ho beccato tua sorella a Villa Borghese con un altro?”

E io ti devo ricordare che tu eri a Villa Borghese perché aspettavi una francese che chiamavi Pompea perché manco ti ricordavi il nome, ma solo la marca degli slip?”

Touchè… però io mi sono spostato da Modena per venire a convivere con lei, e lei invece…”

A Lo’, hai rotto il cazzo! Ci vieni stasera a cena o no?”

Dove? Da chi?”

È una cosa un po’ allargata, a casa di Mazzalupi, quello delle assicurazioni. Anzi, a questo punto, mi sa che ti conviene venire. Hai visto mai saltasse fuori un lavoro…”

Ma chi è? Quel vecchio marpione che abbiamo visto a Ponza l’anno scorso?”

Esatto, proprio lui!”

L’ho visto da lontano sulla barca, e già mi stava sulle balle.”

Ma no, è un po’ coatto, ma è simpatico, una brava persona. Il classico generone. E poi che è ‘sta spocchia? Vieni e non rompere, porta qualcosa, male non fa.”

Ma che porto?”

Qualcosa delle parti tue, uno zampone, dei tortellini…”

Sì, bella figura! Magari già cotti…”

Allora porta il balsamico, sì, l’aceto, quello con cui rompi sempre le palle ogni volta che si va a cena.”

Perché da voi nei ristoranti ci mettete solo l’aceto bianco, quello che io uso per pulire il frigo. Lo sai che non si usa neanche più l’uva per produrlo? Si usa il legno e…”

Senti, porta l’aceto, quello buono, quello che vuoi, basta che mi dici se vieni o no.”

Sì, vengo, ma dove lo trovo l’aceto buono entro stasera?”

Bello, stai a Roma, mica a Kuala Lumpur. Ti mando l’indirizzo con un sms. Ciao.”

Ciao.”

 

Da un problema a un altro: dal cercare un lavoro a cercare l’aceto. A Roma. Non so cos’è peggio.

In autobus comincio ad arrovellarmi: in effetti siamo a Roma, nei supermercati ci sarà quello industriale, quello con cui in tv si mangiano i campi da golf, ma ci sono anche miriadi di negozi di gastronomia. Vuoi che non ce l’abbiano?

Sì, ma a che prezzo?

Non voglio pensarci. Scendo, mi dirigo verso Volponi, in pieno centro. La boutique del gusto, l’atelier degli insaccati, la cattedrale dei gourmet. Entrando, mi stupisco che non chiedano un biglietto d’ingresso: pareti di prosciutti e salumi, vetrine di salse e paste da tutto il mondo, formaggi come tele d’autore e scatolame più affascinante di quello di Wahrol. Un expò ipercalorica.

Stacco il numeretto (perché non è filigranato in oro, mi chiedo?), e mentre attendo il mio turno osservo signore con stole di visone (è aprile, ci sono 22 gradi) che, per avere quattro pacchettini, spendono il fabbisogno medio settimanale di una famiglia di quattro persone. Ma anche simpatici pensionati che vengono qui per antica abitudine, e mi sorge il dubbio che per loro ci sia un listino a parte, oppure semplicemente eseguono una paziente cernita sulle merci più a buon mercato. Mentre sono assorto in tali profondi pensieri, una voce soave chiama il mio numero.

Tocca a me.

Desidera?”

Buongiorno, cercavo dell’aceto balsamico, possibilmente di almeno 12 anni.”

Abbiamo il Balugani, una garanzia.”

Lo so, quanto viene?”

Guardi, il 12 anni viene 80 euro…”

Ma a Modena costa…”

La signora riesce, in un solo sguardo, a inserire i seguenti quesiti: siamo per caso a Modena? E poi, ti sei guardato intorno? Hai visto in che posto sei? Per caso vuoi tirare sul prezzo? O sei della Finanza?”

“… stavo dicendo, il 12 anni 80 euro, il 25 anni 140 euro, mentre per l’over 40…”

“… accendo un mutuo. Ok, signora, va bene quello di 25 anni. Un investimento è un investimento. Può farmi una confezione regalo?”

Certo, signore”  dice dissimulando il proprio disprezzo “vada alla cassa mentre gliela preparo.”

Alla cassa c’è il signor Volponi in persona, che ha gli stessi occhi di Paperone quando conta il denaro nel deposito. Solo che la pupilla è a forma di euro, non di dollaro. Pago, ritiro il pacchetto, esco.

 

La cena è in una villa verso Casal Lombroso. Come ci arrivo?  O meglio, arrivarci ci arrivo, ma come torno, visto che a quell’ora di mezzi pubblici neanche l’ombra? Taxi? A Roma? Non scherziamo.

Vado da Pino, il meccanico sotto casa. Ha sempre qualche scooter in riparazione, che ogni tanto mi presta per qualche ora con la scusa di collaudarlo. Anche stavolta ho fortuna, c’è un 125 appena riparato che ha tanto bisogno di essere provato.

Oh, mi raccomando: domattina viene il proprietario a riprenderlo, è un mio vecchio cliente, non fare stronzate.”

A Pi’, e quando mai le ho fatte?”

A Lo’, ma vattela a ppià ’nder culo!”

È un uomo conciso, Pino.

 

Dopo una decina di cambi d’abito per trovare il più adatto, esco con una mise della quale, ovviamente, non sono assolutamente convinto. Ma è inutile cambiarsi, tanto avrei sempre la sensazione di aver sbagliato abbigliamento. È così da quando sono bambino, mi sono rassegnato.

Metto il prezioso involucro nel bauletto, c’è uno straccio, glielo avvolgo per sicurezza. Parto alla volta di Casal Lombroso. Oh, non s’arriva mai! E poi ‘ste strade, piene di buche… per fortuna ho imparato ad evitarle, le buche, non le strade, quelle sono obbligate. Dai, manca poco… poi compare davanti a me.

È lei: la madre di tutte le buche. Inevitabile voragine, cratere nato dall’asfalto, canyon all’amatriciana. Freno, ma non serve: lei è lì per me, sembra che si sposti per accogliermi, e infatti ci riesce, con tutto l’amore di cui è capace. Lo scooter ha un mancamento, le ruote sembrano aver subito un attentato, ma resto miracolosamente in piedi. Mi fermo per controllare i danni: sembra tutto a posto, le sospensioni sono ok, le gomme pure. Faccio per ripartire, ma sono colto da un dubbio. Apro il bauletto, e le mie narici sono assalite da un profumo che mi renderebbe felice se fossi seduto a tavola, ma qui, ora, mi fa venire voglia di piangere. Confezione intrisa, bottiglietta in cocci: lo straccio che avvolgeva il tutto, ora, vale più di un foulard di Dior, vista la quantità di balsamico che ha assorbito.

Ok, mi uccido adesso o aspetto almeno di restituire lo scooter? Giusto per non far passare dei guai a Pino.

Calma, calma: ormai l’aceto è andato. Voglio andare alla cena? Sì. Mi presento a mani vuote? No, sarebbe un pessimo debutto. Ok, ma cosa trovo a Casal Lombroso alle nove di sera? Soprattutto, qualcosa di tipicamente modenese. Vabbè, al limite prendo un liquore, banale ma pur sempre un presente. Sì, ma dove? Vedo delle luci laggiù, è… un negozio di pakistani! Ma non chiudono mai questi?

Buonasera.”

Buonasera.”

Posso dare un’occhiata?”

Prego, fa pure.”

Non credo che un vino tailandese possa andare, e nemmeno una composta di frutta del Bhutan… e questo?

Scusi, che cos’è questo?”

Zampone, vero zampone.”

Questo?”

Sì, di… Malaga?”

Vuole dire Modena?”

Esatto, quella. Buono.”

Sulla confezione leggo scritte in vari idiomi, ma non riconosco nulla di familiare, finché non mi imbatto nella frase “coce in aqua senza involucro leva”. Traduzione impeccabile, non c’è che dire. Nessuna indicazione sul luogo di provenienza, sulla scadenza un etichetta illeggibile, segno di plurime posticipazioni in attesa della vendita. Ma io sono un uomo disperato.

Ok, lo prendo”

La mia decisione lo deve sorprendere parecchio, lo capisco da come gli si illuminano gli occhi.

Va bene! Tre euro!”

Un prezzo garanzia di qualità.

Me lo può incartare, per favore?”

Bene! Regalo?”

Sì, diciamo di sì.”

La carta da pacco è un optical che sarebbe sembrato fuori moda anche nel ’67, ma ormai ho deciso di giocarmela tutta. Farò la figura dell’alternativo.

 

Arrivo davanti alla villa. Le colonne del cancello, in marmo rosa, promettono bene: una sovrastata da un’aquila e l’altra da una lupa, entrambe in bronzo dorato. Una cosina sobria, mi immagino già l’arredamento. Al citofono mi risponde una voce di cui non capisco accento, età e nemmeno sesso. Ma soprattutto non capisco quello che dice: l’unica cosa che intuisco è “cani”. Mi preparo al peggio, sgaso sulla ghiaia per arrivare sotto lo scalone d’ingresso, tiro fuori il pacco dal bauletto piantando lo scooter lì davanti ed entro con ancora il casco in testa. Di cani, però, nemmeno l’ombra. Avrò capito male?

Ad accogliermi, per fortuna c’è Marco.

Ciao, Lò.”

Ciao, Mà.

Bell’arrivo, complimenti. Comunque nessuno ti ha visto, stanno tutti di là. C’è un sacco di gente, però se magna strano: cena vegetariana.”

Sto per svenire.

Co… come vegetariana?”

Sì, non te l’avevo detto? Ammazza, quanto aceto hai comprato? Tutto ‘sto pacco?”

No, Marco, è successo che… insomma…”

Arriva Mazzalupi con un sorriso a centosette denti.

Buonasera, lei deve essere Loris. Marco mi ha parlato di lei.”

Piacere… io avrei portato una cosetta, però…”

Grazie! Che cos’è?”

Uno… uno zampone.”

Marco impallidisce. Ma io faccio di peggio, aggiungo:

Di soja. Sa, visto che siete vegetariani…”

Mazzalupi mi guarda come un alieno, forse perché ho ancora il casco in testa. Poi esplode in una risata.

Ahahah, sempre simpatici voi emiliani! Non si preoccupi, anzi non ti preoccupare, posso darti del tu?  Stasera abbiamo voluto accontentare mia figlia, lei è vegetariana, e non ci dispiaceva l’idea di fare qualcosa di diverso. Ma io da ragazzino facevo il porchettaro, e ancora adesso è il mio piatto preferito. Anche se potrei permettermi ben altro… Ma lo sa che cosa mi fa impazzire di Modena? L’aceto balsamico, l’extra vecchio. Ah, una meraviglia!”

Guardo Marco che vorrebbe uccidermi. Mi tolgo il casco per accostarmi al suo orecchio.

Dopo ti spiego tutto…”

Mazzalupi ci esorta:

Su, andiamo di là.”

Il padrone di casa è un bell’uomo, cortese, uno strano mix di bestialità ed eleganza. Comunque sa usare congiuntivo e condizionale, buttali via.

Questa è la mia signora.”

Piacere, Loris.”

Piacere, Augusta.”

Lei è esattamente come me la aspettavo: bella donna, palesemente di borgata ma riscattata da un matrimonio partito povero e diventato ricco grazie anche alla sua pazienza e tenacia. Oh, si chiama Augusta mica per niente. La sua mise è a metà tra Via Condotti e Porta Portese. Con un suo fascino, comunque. Dopo un po’ di presentazioni di rito, mi tuffo tra gli ospiti.

Mi guardo intorno: l’arredamento è un po’ diverso da come mi aspettavo: pensavo a finti Luigi XVI, vetrine veneziane di Frosinone, lampadari a goccia e console rococò. Invece è tutto vagamente minimalista, anche se un po’ casuale, con qualche elemento evidentemente piazzato lì per ripicca, tipo una poltrona di nonna o un quadro similpinelli. Insomma, il risultato di una rissa tra due architetti e i padroni di casa.

Mi accosto al buffet, c’è di tutto. Chi lo dice che i vegetariani fanno vita grama? Ci sono anche parecchi giovani, e soprattutto belle ragazze. Come questa vicino a me, che mi sorride.

Ciao. Sono Deborah. Con l’acca.”

 Ragazza spiritosa o sciampista demente?

Ciao, sono Loris, con la esse.”

Bravo, risposta pronta!” Il suo sorriso illumina quella breve porzione della mia grama vita. Non è una demente.
“Ma non porto rancore ai miei… non è il caso, che ne dici?”

Io ci ho litigato una volta per questo motivo, a sedici anni… poi me ne sono fatto una ragione. E poi non voglio infierire, mio padre si chiama Valdis e mia madre Olinda. E i tuoi come si chiamano?”

Mi guarda in maniera strana, ma sempre sorridendo.

Mario e Augusta” mi dice indicando i signori Mazzalupi.

Mi ammazzo ora? E come? Tagliandomi le vene con gli stuzzicadenti per le olive? E comunque al limite uccido Mario, che non mi aveva detto niente. Mi sento vagamente Hugh Grant in Notting Hill.

Ok, prima gaffe della serata. Ma se mi tieni d’occhio, vedrai che sono in grado di farne anche di migliori.”

Ma no, che ti frega?” Sorride. Ancora. Che donna!
“E non fare quella faccia da Hugh Grant!”

La devo sposare. Farci tre, anzi quattro bambini. Sì, e poi come li mantengo? Beh, c’è sempre il suocero… Mentre sono assorto in queste profonde meditazioni, sento un latrare lontano. Oddio, neanche tanto lontano… sembra sotto la finestra. L’abbaiare è sempre più insistente, qualcuno si affaccia per vedere. Una signora chiede:

Di chi è quello scooter?”

Rabbrividisco. Non dico nulla, Marco mi chiama ad un'altra finestra. Ci sono tre rottweiler che stanno annusando il mio bauletto, uno addirittura lo addenta. Accorre Mazzalupi.

Ma che succede? Che è ‘sto casino? Che ci fa lì quello scooter?”

Continuo a far finta di niente. Marco mi tira da una parte.

Ma che cazzo c’hai lì dentro?”

Aceto” rispondo quasi in trance.

Aceto? Ma che stai dicendo?”

Marco, puoi anche non credermi, ma ti giuro che quei rottweiler stanno impazzendo per una specialità modenese.

 

La situazione degenera, sono tempi difficili, tutti hanno paura di bombe, droga, bombe alla droga. Augusta prende in mano la situazione.

Ok, chiamiamo la polizia.”

Deborah assiste stupita alla scena, incrocia il mio sguardo per un attimo. È in quel momento che decido: devo scappare.

Nel casino generale, esco dal retro, attraverso il giardino al buio e infilo il cancello pedonale. E adesso? Adesso mi incammino verso la città, siamo ai confini del raccordo, non posso farmela a piedi. O forse sì, se in me vince il senso di espiazione. Ma non vince: chiamo un taxi, che arriva dopo una buona mezz’ora. Nel frattempo, vedo passare una volante a sirene spiegate.

Durante l’attesa, ho tutto il tempo di fare un bilancio della breve serata: ho portato un orrido omaggio a una festa di brave persone - alla quale ero arrivato grazie ad un amico che da oggi non mi parlerà più - ho conosciuto la donna (forse) della mia vita che ora mi considera o un imbecille o un criminale, e ho mollato lì uno scooter che dovrei restituire domattina ma che probabilmente sarà sottoposto a sequestro giudiziario. Altro? Sì, cinquantadue euro di taxi.

Vado a letto con un solo pensiero: Ma vaffanculo!

Il mattino dopo, ho paura ad accendere il cellulare. Per fortuna non ho il telefono fisso, se no non avrei dormito. Oddio, dormito è una parola grossa: incubi a raffica, con Mazzalupi che mi cuoce stile porchetta, Deborah che arriva all’altare il giorno del nostro matrimonio poi si scopre essere un trans, e Marco che mi investe con un scooter gigante.

Accendo, lascio il telefonino sul letto e vado in bagno. Da lì, sento una serie di bip. Ritorno: quattro messaggi. Tutti di Pino.

Dove sei? Il cliente sta arrivando.”

Loris, non mi mettere nella merda, fatti vivo!”

È l’ultima volta che ti presto uno scooter li mortacci tua! Mi sono dovuto inventare una scusa, quando arrivi te meno!”

Loris, dove sei? Mi sto preoccupando. Chiamami.”

Faccio una decina di respiri lunghi, vado quasi in iperventilazione. Ok, sono pronto per chiamare Pino. Sto per premere il tasto di chiamata, quando il cellulare suona. È un numero che non conosco. Che sia Pino sotto mentite spoglie? O il suo cliente? La polizia? Vabbè, ormai è inutile fuggire: rispondo.

Pronto?” La mia voce sembra uscire da un altro corpo.

Pronto? Ciao, sono Deborah.”

Sto per svenire. Che faccio, riattacco? Dico che non sono io ma un altro? Mi appello al quinto emendamento? Guardo troppo Law & Order. Mi esce un:

Co… co…”

Sì, con l’acca. E tu sei Loris con la s, vero?”

Veramente volevo dire “come stai?”, comunque sì, sono io: affondato. Senti, io non so come scusarmi, volevo…”

Loris, lascia stare, non dire nulla se no non ne esci. Pensavi che non ti avrei rintracciato? Non ti è passato per la testa che Marco, vista l’età, potesse essere amico mio, più che di mio padre?”

Mi sento un cretino. Lei prosegue.

Comunque non preoccuparti, alla fine si è tutto chiarito, ci siamo fatti due risate anche con i poliziotti. Lo scooter è in un deposito, tra qualche giorno lo puoi ritirare. Certo, credo proprio che il bauletto vada cambiato.”

Mi sento una merda.

Marco era parecchio incazzato con te, ma poi gli è passata. Però ti ho chiamato io per dirti quello che penso.”

Mi sento meno di niente. Terrore. Puro.

Penso che uno che in così poco tempo riesce a combinare tutti ‘sti casini, o è un genio o un imbecille. Dalle poche parole che ci siamo scambiati ieri sera, non mi sei sembrato un imbecille…”

Mi sento un dio. Ritrovo la favella.

Forse non sono un vero e proprio imbecille, ma ti assicuro che in questo momento tutto mi sento meno che un genio.”

Capita a tutti una giornata sfortunata… a occhio e croce, ieri era la tua.”

Se mi dai la possibilità, la trasformo in fortunata… salviamo la parte buona…”

Cioè?”

Cioè il nostro incontro. Dammi la possibilità di rimediare.”

Può essere un idea” ride. E io mi sento… sempre un dio, cosa c’è più di Dio?
“Potresti passare a trovarmi, ma niente omaggi, mi raccomando. Stamattina ho aperto lo zampone, è verde.”

L’avevo detto che era vegetariano… comunque, a parte gli scherzi, voglio almeno rifarmi portando una bottiglietta di aceto balsamico extra vecchio, tuo padre sembra apprezzarlo.”

Ah, per quello non preoccuparti. Ho uno zio materno che abita a Spilamberto, abbiamo due acetaie là.”

 

 

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